MIELE E PROTEZIONE DA RADICALI LIBERI

MIELE E PROTEZIONE DA RADICALI LIBERI

Tutti conosciamo il miele come il prodotto più abbondante dell'alveare; esso è l'alimento principale delle api operaie e nasce dalla trasformazione che proprio esse attuano, per mezzo dei loro enzimi salivari, sul materiale raccolto in natura, ovvero il nettare dei fiori e la melata degli alberi. Analogamente alle sostanze da cui origina, il miele è composto principalmente da zuccheri (glucosio e fruttosio) per un buon 75/80%, da acqua (17/20%) e da altre sostanze presenti in piccolissime quantità, ma assai preziose, quali alcuni zuccheri complessi, acidi organici, proteine, sali minerali, vitamine, lieviti, enzimi, sostanze aromatiche, pigmenti colorati, etc.. Tale composizione, che varia a seconda della specie botanica da cui il miele si origina, delle stagioni e dei metodi di estrazione, è il fattore che determina le sue proprietà fisiche e alimentari, come la viscosità, il colore, il sapore, l'aroma, il potere dolcificante, le proprietà salutistiche, etc...

Il miele è un alimento che ha accompagnato l'uomo dalla preistoria fino ad oggi; come attestano tanti ritrovamenti archeologici, il suo utilizzo millenario spazia dal campo alimentare, al cosmetico, al farmaceutico, al curativo, tanto che ci viene descritto come dolcificante e alimento, come conservante di cibi e di preparazioni farmaceutiche, come vero e proprio "farmaco" dalle molteplici virtù (cicatrizzanti, antibatteriche, lassative, emollienti). Testimonianze risalenti al Neolitico risultano essere le più antiche attestazioni dell'incontro tra l'uomo e l'ape, come rivela una pittura rupestre rinvenuta a Valencia, a Cueva de la Arana, che ritrae un uomo con una cesta, il cacciatore di miele, arrampicato su un albero o su una rupe, circondato da api in volo intento a raccogliere i favi. Si hanno dati certi invece dell'allevamento delle api già nel periodo dell'Antico Egitto, nel 3000 a.C., dove il miele era sostanza assai pregiata: alimento destinato alle caste più elevate, medicinale impiegato per curare molti disturbi diversi, sostanza rituale usata durante i riti di mummificazione, valuta di scambio. I Sumeri impiegavano il miele per scopi cosmetici, mentre Babilonesi e Assiri ne avevano scoperto le proprietà benefiche per curare varie affezioni della pelle, degli occhi, dei genitali e dell'apparato digerente, oltre che per preparare gustose pietanze. Larga menzione del miele si trova nell'antica Grecia, in racconti mitologici quali la nascita di Zeus, descritto nutrito dalle ninfe con latte di capra e miele, a testimonianza che si tratta di un vero e proprio "cibo degli dei", impiegato sia in cucina che come sostanza sacra nei riti religiosi e funebri. Alimento molto consumato dagli atleti, era ritenuto da Pitagora un elisir per garantirsi una vita lunga e sana. L'apicoltura era molto diffusa all'epoca dei Romani e il miele aveva anche per loro molteplici impieghi, dalla medicina alla cucina, alla cosmesi. Il miele era anche già conosciuto in India dove aveva un ruolo di particolare spessore nell'ambito della medicina come purificante, vermifugo, tonico, cicatrizzante, afrodisiaco, cosmetico... Durante tutto il Medio Evo il miele continuò a ricoprire un ruolo importante in ambito alimentare e iniziò a essere impiegato anche come conservante; l'apicoltura si diffuse nei conventi e nelle abbazie.

Nella storia più recente fino ad oggi, anche se ne è stato abbandonato l'uso come dolcificante, a favore dello zucchero, ne è stata però riconosciuta l'importanza in campo dietetico come alimento altamente energetico e ricostituente raccomandato in particolar modo nella dieta di convalescenti, studenti, sportivi, bambini e anziani; in campo cosmetico viene spesso usato nella formulazione di creme ad azione nutriente ma anche emolliente e lenitiva; in campo farmaceutico ne viene riconosciuto l'uso come blando lassativo e come eccipiente nella preparazione di specifiche forme farmaceutiche quali i melliti. D'altra parte, sul versante scientifico, la moderna ricerca ha svolto negli ultimi decenni numerosi studi volti a verificarne le proprietà terapeutiche storicamente più note e l'esito ha confermato la sua spiccata azione antibatterica, cicatrizzante e antiossidante. Proprio riguardo a quest'ultima attività, ovvero quella di riuscire a neutralizzare i tanto noti radicali liberi, prodotti anche nel nostro organismo a seguito di vari processi di ossidazione e potenzialmente portatori di danni cellulari molto seri, ci sono stati degli studi abbastanza recenti che hanno evidenziato come il miele possa ridurre l'ossidazione di vari cibi, come la frutta, la verdura, la carne, poichè contiene molte di queste sostanze ad azione antiradicalica, e a seconda del miele considerato, tale capacità varia in termini di quantità e qualità.

Su questo filone si innesta lo studio da noi svolto all'Università di Siena in cui abbiamo valutato la capacità antiossidante di diversi mieli monoflora (che provengono prevalentemente da una singola specie botanica) e la correlazione esistente tra potere anti-radicale e tipo di miele. I mieli analizzati, scelti tra le tipologie più diffuse e consumate, sono stati sedici in totale, quattordici provenienti dalla flora italiana (girasole, due diversi campioni di castagno, melata di quercia, rosmarino, sulla, erba medica, acacia, trifoglio, eucalipto, melata di abete, arancio e due campioni di tiglio) e due dalla flora francese (lavanda e rosmarino). Per ogni miele sono stati creati vari campioni in soluzione acquosa a varie concentrazioni e messi in contatto con una soluzione radicalica; le misurazioni effettuate dopo mezz'ora dal contatto mostravano la capacità neutralizzante del campione di miele adoperato nei confronti del radicale libero.  I risultati sono stati piuttosto eterogenei e hanno evidenziato che tutti i mieli possiedono capacità anti-radicalica, ma in misura più o meno accentuata a seconda del tipo di miele utilizzato, ovvero della sua origine botanica e in maniera proporzionale alla dose utilizzata. Quello che si è potuto accertare è che in base alla provenienza botanica, che produce colorazioni assai diverse dei vari tipi di miele, varia l'azione antiossidante, e per l'esattezza ad ogni sfumatura di colore corrisponde un preciso valore di attività antiossidante; all'interno della stessa specie botanica tale attività può variare in funzione della provenienza geografica (come è stato il caso del rosmarino francese risultato più attivo di quello italiano) e della contaminazione di altre fioriture vicine; è proporzionale anche alla quantità di alcune sostanze presenti, come flavonoidi, vitamine, carotenoidi, responsabili anch'essi della colorazione del miele. Lo studio ha evidenziato che sono i mieli più scuri ad essere i più attivi come antiossidanti, i mieli bruni, quasi neri alle volte, come quelli di castagno o le melate, quelli che contengono probabilmente più flavonoidi (i principali responsabili della colorazione), più carotenoidi, vitamine (in particolare la C e la E), e complessi enziamtici; sono d'altro canto anche i mieli notoriamente più amari e meno palatabili, in generale meno consumati proprio per questo motivo ma più salutari almeno sotto questo preciso aspetto. 

L'invito pertanto a dolcificare utilizzando i mieli più chiari e dolci, in ogni caso assai più salutari dello zucchero raffinato, ma anche a consumare regolarmente i mieli più scuri, assumendoli proprio come degli integratori alimentari; già nella dose di un cucchiaino al giorno, al mattino, su una galletta, sul pane o sciolto direttamente in bocca (rigorosamente crudo quindi e non disciolto in bevande bollenti) possiamo davvero migliorare la nostra salute!

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