SUCCO DI ALOE VERA: UN CONTROLLO DI QUALITA'

SUCCO DI ALOE VERA: UN CONTROLLO DI QUALITA'

L’Aloe vera (L.) Burm.F., è una pianta che gode di grandissima fama nel mondo e nel nostro paese; negli ultimi decenni ha conosciuto una crescita commerciale esponenziale, rientra nella formulazione di un’infinita varietà di integratori alimentari e se ne commercializza in enormi quantità anche nel semplice succo da bere e gel per uso topico. Nei testi di riferimento ufficiali in materia farmaceutica (Farmacopea Europea) sono riportate le monografie di due specie di Aloe, le sole cui è stata riconosciuta scientificamente un’attività farmaceutica: l’Aloe vera (detta anche delle Barbados o barbadensis) e l’Aloe ferox Mill. (o del Capo) con i suoi molti ibridi. Le Aloe sono piante tipiche della fascia climatica tropicale e sub-tropicale, originarie dell’Africa sud-orientale, dell’Arabia e del Madagascar, anche se la relativa facilità di coltivazione e le note proprietà terapeutiche ne ha favorito la diffusione fuori dall’areale di origine fin nel bacino del mediterraneo. Le aloe appartengono alla famiglia delle Aloaceae (all’interno delle Liliaceae) che conta oltre 180 specie, con una grande diversità di forme, nonostante ci siano alcuni caratteri che rendono le piante del genere facilmente riconoscibili: le foglie sono carnose, più o meno dentate o spinose sui margini, disposte a rosetta a formare un ciuffo grande o piccolo, più o meno vistoso; i fiori sono rossi o gialli, in caratteristiche infiorescenze, semplici o ramificate, che si sviluppano all’ascella delle foglie; fioriscono dall’inverno all’estate. Alcune specie sono quasi prive di fusto e provviste di un ciuffo di foglie basali; altre hanno portamento arboreo, con un tronco (alto fino ad alcuni metri) variamente ramificato e ciuffi di foglie alla sommità, da cui s’innalza l’infiorescenza. Alcune hanno un fusto colonnare non ramificato, eretto, con una o più rosette di foglie all’apice, le foglie secche rimangono a lungo e “vestono” il tronco; altre hanno fusti ramificati alla base e spesso formano gruppi, altre ancora hanno fusti rampicanti sottili e flessibili e, in natura, utilizzano piante vicine come sostegno.   

La foglia, succulenta e carnosa, costituisce la parte della pianta contenente la maggior parte dei principi attivi e da essa si ricavano i prodotti utilizzati in fitoterapia: il succo (latice), che fuoriesce per semplice incisione delle foglie fresche intere, eventualmente concentrato a secco; il gel, ottenuto per raschiamento della polpa centrale delle foglie fresche; e il succo da gel, ottenuto per spremitura e filtrazione del gel. I principi attivi contenuti nei vari estratti e dunque le attività farmacologiche sono profondamente diverse: nel succo/latice sono presenti principalmente glucosidi antrachinonici (aloina e barbaloina) dotati di drastica azione lassativa, nel gel e nel succo da esso derivato invece sono presenti essenzialmente polisaccaridi ad alto peso molecolare (acemannani e glucomannani) dotati di attività antinfiammatoria, immunostimolante, ipolipemizzante. Pertanto, almeno nei paesi occidentali, si riscontra un duplice uso dell’Aloe vera, da una parte come drastico purgante, uso in realtà limitato proprio dalla potenza dell’attività che lo rende irritante, e dall’altra, se usiamo il gel e il succo da gel, come antinfiammatorio, cicatrizzante, stimolante immunitario, antiossidante, depurativo. 

In commercio esistono molti prodotti a base di aloe, classificati come integratori alimentari, prodotti naturali o erboristici, che vanno genericamente sotto il nome di "succo" e che sono indicati e proposti per il trattamento di patologie per le quali si sfruttano i principi attivi ad attività antinfiammatoria e immunostimolante. Proprio per tale motivo i succhi da bere e tutte le preparazioni che vanno sotto il nome generico di "Succo di Aloe vera" e che sono preparate a partire dal gel, non devono assolutamente contenere derivati antrachinonici, al fine di evitare il manifestarsi dell'indesiderato e in certi casi dannoso effetto lassativo. In molti casi le aziende produttrici dichiarano in etichetta l'assenza di aloina (il principale antrachinone di riferimento) nei loro prodotti, ma l'inesistenza di ulteriori controlli di qualità non riesce a svelare l’eventuale  e possibile contaminazione proveniente dalle varie fasi di lavorazione e a tutelare adeguatamente il consumatore. ll lavoro effettuato all'Università di Siena si è proposto pertanto di effettuare un controllo qualità su alcuni succhi puri da gel di pianta fresca reperiti in commercio per verificare l'effettiva assenza di derivati antrachinonici come dichiarato in etichetta. Sorvolando sulla metodica di laboratorio utilizzata, che è quella ufficiale riportata in Farmacopea Europea e descritta nella pubblicazione dell’articolo sulla rivista Natural1, è interessante commentare i risultati ottenuti: in tre succhi su quattro è stata riscontrata la presenza di aloina; il contenuto maggiore è stato paradossalmente trovato nel succo che ne dichiarava l’assenza in etichetta;  si è potuta stabilire una correlazione visiva tra contenuto di aloina e colorazione del succo esaminato, il che può rivelarsi un agevole parametro di discernimento (per l'erborista e il cliente) al momento dell’acquisto del prodotto. Nonostante i valori trovati risultino a prima vista piuttosto bassi, in realtà, calcolando la quantità di aloina che viene assunta quotidianamente seguendo la posologia di ciascun prodotto, si raggiunge facilmente e si può superare (alle più alte dosi consigliate), la dose giornaliera di aloina che produce l’effetto lassativo. Il rischio maggiore, che consiste nell’incorrere in primis in un effetto lassativo dose-dipendente, si consegue proprio con l’assunzione di quei prodotti che seppur contengono una minima quantità di contaminante, prevedono di essere somministrati per lunghi periodi al fine di sfruttare proprio le virtù antinfiammatorie e immunostimolanti per cui vengono consigliati. Tale spiacevole effetto, oltre ad essere indesiderato, è particolarmente dannoso per tutti quei consumatori che soffrono di patologie dell’apparato gastro-intestinale, quali coliti, infiammazioni intestinali, diverticoliti, etc..e per molte delle quali viene proprio consigliato il succo da gel di Aloe vera. L’altro grave rischio è quello di incorrere in eventuali danni legati alla potenziale attività mutagena dell’aloe-emodina (metabolita che deriva dalla scissione dell’aloina una volta raggiunto l’intestino e responsabile dell’effetto purgante). Da questa esperienza campione si evince pertanto che non sempre le etichette sono garanzia di sicurezza e risulta abbastanza arduo, nel variegato panorama commerciale, stabilire  da consumatori quali prodotti siano effettivamente sicuri. Affidarsi all’esperienza dell’erborista, alla sua competenza e capacità di discernimento nel selezionare i prodotti è quindi più che mai fondamentale oggi che i canali di vendita dei prodotti naturali sono maggiormente variegati e spesso escono dal controllo delle erboristerie e delle farmacie. 



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